L'INCIDENTE ELLISSI
11
UN POSTO SILENZIOSO
Sev aveva sonno. Aveva veramente sonno.
Gli shock continui delle ultime ore avevano messo sotto enorme stress i suoi nervi già compromessi dalla sua vita di delusioni continue, e se la parte razionale della sua mente sapeva che doveva restare focalizzata il suo inconscio non desiderava altro che staccare la spina e lasciarsi cadere per terra.
Forse proprio vedendo la stanchezza riflessa sul suo volto e la sua postura inchinata in avanti, i suoi compagni decisero che Donovan sarebbe andato avanti per primo, seguito a breve distanza da Sev e con Holly a coprirgli le spalle, in modo che la pugile non causasse dei problemi avendo un calo di attenzione al momento sbagliato. Decise le posizioni e con le armi alla mano, si avvicinarono alla porta come un torneo funebre.
Donovan si sporse a guardare dallo spioncino, e passarono alcuni secondi prima che sporgesse la testa fuori dall'ingresso e facesse cenno alle altre di seguirlo.
Il corridoio era relativamente buio tranne per la fioca illuminazione delle lampade al neon. Gli unici suoni erano quelli dei loro respiri, quello di Sev un po' più affannoso degli altri.
L' uomo aprì la strada, la mazza da golf stretta fra le mani e sollevata sopra la testa rasata. Sev socchiuse gli occhi, osservando le porte sui lati del corridoio e cercando di capire se alcune fossero aperte, di sentire dei lamenti soffocati da dietro il legno. Holly si muoveva con maggiore familiarità, occasionalmente rallentando e alzando lo sguardo al soffitto.
-cosa stai facendo?- mormorò Sev dopo l'ennesima volta, fissandola da sopra la spalla. La ragazza si portò un dito sulle labbra screpolate e le fece cenno di voltarsi.
Raggiunsero le scale nel triplo del tempo necessario, i nervi a fior di pelle. Dalla tromba saliva un denso odore di chiuso e acido, e sembrava che la nebbia fosse filtrata attraverso il portone, avvolgendo pianterreno e primo piano. Holly tolse una sciarpa da dentro lo zaino e la avvolse intorno al volto a mo' di turbante, coprendosi la bocca e smorzando il suono del suo respiro. La lana colorata faceva uno strano contrasto con il giubbotto di pelle.
-Sev. SEV!- la voce dell'uomo la fece sussultare. Si voltò a fissarlo, e vide che aveva un espressione severa e tesa per l'ansia. Gocce di sudore scivolavano sul volto e fra le rughe. -sei rimasta ferma per quasi un minuto. Resta focalizzata!- Sev si morse il labbro inferiore e annuì, borbottando delle scuse a mezza voce mentre cominciavano a scendere le scale.
L'odore di marcio che aveva sentito prima si fece più' forte un piano sotto, quando passarono vicino alla porta socchiusa di un appartamento. Notò con la coda dell'occhio Holly voltarsi per tenerla d'occhio mentre scendevano, lo sguardo che saettava verso le scale sopra di loro.
-stiamo per entrare nella nebbia. Ragazza, tu conosci la mappa del palazzo, quindi adesso guiderai tu.- borbottò l'uomo, asciugandosi il sudore con il dorso della mano. Holly annuì, scivolando oltre i due. La sua mano sfiorò brevemente quella di Sev mentre muoveva i primi passi giù per la scala e dentro la coltre di nebbia, muovendosi con un passo che era il doppio dei lenti movimenti ansiosi di Donovan.
La combattente non fu in grado di dire quanto tempo avessero continuato a scendere prima di raggiungere l' ingresso, persa nella nebbia con come unica indicazione la schiena della compagna.
Smise di preoccuparsi, quasi perdendosi nel movimento regolare di fare un passo, aspettare che lei si muovesse e scendere un altro gradino finché non vide Holly rallentare e fermarsi, la testa sollevata verso l' alto come un predatore che annusa la preda.
-Holly?- la voce di Donovan era così sottile da essere quasi impossibile da sentire.
Lei si voltò, un dito poggiato sulle labbra, tornando verso di loro e avvolgendo le braccia sulle loro spalle, avvicinandoli a vicenda in modo da formare un circolo. Quando parlò, la sua voce era un sussurro spezzato.
-ho un buon udito, e conosco questo posto.- mormorò.
-ci sono almeno due infetti sulle scale sopra di noi. Uno e' nell'appartamento sotto al nostro. E credo che qualcuno ci stia seguendo da quando siamo entrati nell'appartamento.-
-altri infetti?- chiese Sev, gettando uno sguardo alle sue spalle.
La ragazza scosse il capo.
-non credo. Chiunque sia... Si ferma quando ci fermiamo noi.-
Sev sentì un brivido correre lungo la schiena.
-che facciamo?-
Si guardarono intorno, e da sopra le scale qualcosa urtò il parapetto.
-al mio tre corriamo alla porta- ansimò Holly.
Un altro tonfo.
-Tre!-
Sev non aspettò un secondo e si voltò verso la lama di luce livida che significava libertà. Tirò la porta verso di se, lasciando che gli altri uscissero e chiudendosela alle spalle, voltandosi verso la strada con la mazza da baseball alla mano mentre gli altri due bloccavano il portone appoggiandocisi contro.
Due macchine scontrate, i cofani accartocciati e piegati come lattine. Cassonetti della spazzatura. Un palo del telefono. Crepe nell'asfalto, nebbia e almeno cinque infetti che sollevarono la testa all'unisono verso di loro.
Avevano la pelle livida e tumefatta, con pustole scure e un liquido grigio mischiato a sangue che colava da bocca, naso e occhi e macchiava i vestiti incollandoli alla pelle. Una trascinava la gamba come se fosse priva di ossa. Un altro aveva il volto squarciato, lucido di sangue e costellato di frammenti di vetro che riflettevano la luce dei lampioni. Cinque paia di occhi si fissarono sui tre superstiti.
-santa merda.- sussurrò Sev.
Holly, le braccia poggiate sulla porta nel tentativo di tenerla chiusa contro il suono di urti contro il legno si voltò al suono ansioso della sua voce.
-cosa... Oh, cazzo!-
-muoviamoci, presto!- Donovan afferrò Holly per l'orlo della giacca, trascinandola lontana dalla porta mentre si apriva di botto. Almeno dieci infetti si precipitarono fuori, gorgogliando e agitando le braccia scoordinatamente nel tentativo di afferrarli.
Sev si voltò verso i cinque di prima, roteando la mazza da baseball e colpendone uno alla tempia. L'impatto si ripercosse sul braccio, sbilanciandola e gettando l'infetto faccia in giù sull'asfalto.
-Sev!-
La ragazza si voltò verso gli altri, facendo uno scatto in avanti per raggiungerli. Si precipitarono lungo la strada restando il più' vicini possibile, cercando di restare su un per evitare le auto e di essere attaccati da due parti. Un infetto salito su una macchina si lanciò in una corsa barcollante verso di loro per essere respinto da un colpo di mazza da golf che lo fece incespicare e cadere fra le vetture abbandonate.
Le sagome dei palazzi presero a cambiare in edifici più semplici, non ancora come quelli di cemento spaccato del quartiere povero e la zona industriale che avrebbero dovuto attraversare, ma abbastanza da permettergli di capire dove fossero. Presto si ritrovarono sudati e ansimanti, la loro corsa sempre meno veloce mano a mano che il rush di adrenalina finiva, lasciandoli stanchi e disorientati, ma ancora in pericolo.
Holly sollevò le braccia per fare cenno di fermarsi, e i due obbedirono, inchinandosi con le mani sulle ginocchia e riprendendo fiato in ansiti disperati. Erano a un incrocio fra due strade. Davanti a loro, la vetrata in pezzi di un negozio svaligiato. Da un lato una piazza, dall'altro la via che continuava per congiungersi alle strade principali.
-li abbiamo seminati, credo- sussurrò. Poi, prima che gli altri potessero parlare aggiunse -qui vicino c'e' la casa di un mio amico. Lui non c'e', ma ho le chiavi, e credo che avesse delle armi. Dovremmo andare a controllare?- pose la domanda con una voce stranamente insicura, fissando a turno i due.
Sev annuì con decisione. Non si sarebbe lamentata, ma la caviglia ora le faceva decisamente male, e anche se gli altri non sembravano averlo notato, aveva preso a zoppicare visibilmente.
Raggiunsero la piazza camminando in fretta e allo stesso tempo cercando di fare meno rumore possibile, raggiungendo un garage dal cui secondo Holly si poteva raggiungere la casa del suo amico. La saracinesca era abbassata solo in parte, e c'erano delle protuberanze sul metallo. Sev si avvicinò, ma lascio che fosse la compagna a inginocchiarsi per guardare sotto, fendendo l'oscurità' all'interno con la luce della torcia.
-sembra pulito...- borbottò. Insieme scivolarono dentro, a quattro zampe. Dopo qualche secondo di ricerche al buio Holly trovò l' interruttore di corrente e lo accese. Due infetti si voltarono di scatto verso di loro, gorgogliando, uno a meno di un metro dalla ragazza in giacca da aviatore.
-oh, CAZZO!- gridò mentre scattavano verso di loro. Le due superstiti si spostarono all' ultimo momento, e uno dei due infetti andò a schiantarsi contro la saracinesca. Donovan sollevò la mazza da golf e lo colpì alla testa con un sonoro schiocco di plastica su osso, mandandolo a rotolare per terra. Nel frattempo il secondo, con indosso un gilet catarifrangente, barcollò verso Holly, che si schiacciò contro il muro, paralizzata. Un attimo prima che la bocca sbavante sangue si chiudesse sulla sua carne, Sev lo afferrò per la schiena, sbattendolo a terra, poi voltò per colpire con la mazza quello che era stato attaccato da Donovan e che si era rialzato barcollando, sbattendolo di nuovo contro il pavimento di cemento bagnato dall'umidità.
Sentì il respiro dell'infetto sulla sua guancia prima di accorgersi delle mani dalle unghie spezzate che ghermivano il retro del suo giubbotto. Urlando, cercò di divincolarsi, prima che un altro paio di braccia si insinuasse fra il suo collo e la testa dell'infetto.
Sev sentì distintamente il suono delle ossa del cranio che si fratturavano e spaccavano mentre Donovan infieriva sull'infetto. Si liberò dalla presa del secondo abbassandosi e si voltò a guardare. Holly l' aveva afferrato alle spalle. Con un gesto rapido, strinse le mani sulla sua vittima e gli spezzò l'osso del collo. L'infetto crollò a terra, sotto lo sguardo stordito della ragazza. I tre si guardarono per qualche secondo, allucinati, poi Holly tossicchiò nervosamente.
-bel gioco di squadra- commentò Sev.
-giusto. E nel frattempo abbiamo allertato ogni singolo infetto nel raggio di chilometri.- aggiunse Donovan, ansimando.
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